|
L’ACQUEDOTTO
CANNETO-SETTEFRATI
Di Aldo
Venturini
San Donato
regala due opere: il fontanone e il lavatoio. Una bella
storia di oltre un secolo fa’.

Complice il
silenzio , in queste sere d’ottobre, il fontanone torna a farsi sentire
prepotentemente.
A volte con tre,
a volte con quattro cannelle, mi fa compagnia nelle mie passeggiate che dopo
cena faccio con la mia cagnetta Margot.
La fontana da
qualche anno ha superato il secolo di vita. Fu inaugurata nell’estate del
1900 con un discorso tenuto dal sindaco d’allora, il giudice Pasquale
Venturini (1873-1918), e dal suo vice Ferdinando Gramegna (1863-1942).
Fu una giornata
di grande festa, dopo otto anni di lotte e di sofferenze.
Tutto cominciò
quando il sindaco di San Donato, cav. Carlo Coletti, pensò di costituire un
consorzio con i comuni di Alvito e Settefrati per la realizzazione di un
acquedotto che distribuisse l’acqua della sorgente di Canneto ai tre comuni
oltre che a Gallinaro, allora frazione di S.Donato.
Settefrati aderì
prontamente.
Alvito non volle
partecipare ritenendo opportuno realizzare un acquedotto autonomo.
Il cav.Coletti
ed il giudice Venturini, dopo la realizzazione del progetto dell’ing.
Pedone, a cui era stato affidato l’incarico, il 30 giugno1892 stipularono il
contratto davanti al notaio Bernardino Massa.
Dopo tre mesi,
la giunta provinciale di Caserta approvò il contratto composto da nove
articoli.
|
 |
|
Estate 1900.
Inaugurazione dell'acquedotto; sul palco il Sindaco di Settefrati
Giudice Pasquale Venturini |
Da ricordare che
fino al 1927 il nostro paese faceva parte della provincia di Caserta, solo
dopo,infatti, fu costituita la provincia di Frosinone.
Il comune di San
Donato, quale capo consorzio, fu autorizzato a prelevare dalla fonte di
Capodacqua nove litri al minuto secondo che dovevano essere distribuiti
nella misura di tre litri al comune di Settefrati, cinque litri al comune di
San Donato e un litro alla frazione di Gallinaro.
Si autorizzò il
comune di San Donato ad effettuare i lavori a patto che, a proprie spese,
realizzasse a Settefrati due opere compensative:
-
una pubblica fontana con abbeveratoio
-
un lavatoio pubblico
La spesa per la
realizzazione dell’acquedotto era di 200.000 lire.
Il comune di
Settefrati doveva sborsare in una unica soluzione 46.000 lire, quale suo
onere, dopo due anni dal collaudo dell’opera.
Si susseguirono
frenetici preparativi fino al marzo dell’anno seguente, il 1893, quando
improvvisamente emersero grosse difficoltà di ordine amministrativo.
Alcuni cittadini
di Atina e l’amministrazione di Casalvieri, guidata dal sindaco Fanelli,
presentarono ricorso alla prefettura di Caserta.
L’amministrazione di Casalvieri e gli Atinati, tra cui i Visocchi,
Tutinelli, Mancini, Palumbo grossi proprietari di terreni irrigui,
ritenevano eccessiva la captazione di nove litri al secondo affermando che
avrebbero messo in difficoltà i loro mulini e gli opifici lungo il corso del
Melfa.
In altre parole,
come affermano gli storici locali, i comuni di Atina e di Casalvieri
avanzavano il diritto di possesso delle acque del Melfa.
Nell’aprile, a
stretto giro, arrivano alla prefettura di Caserta le contro deduzioni di San
Donato e Settefrati in cui, tra l’altro, si affermava che la portata del
Melfa è di oltre mille litri al secondo.
Quindi i nove
litri non influivano negativamente sulla forza motrice degli opifici e
dell’irrigazione.
A maggio dello
stesso anno la Prefettura rigetta i ricorsi dichiarando che i lavori erano
di pubblica utilità e che dovevano essere eseguiti entro due anni.
Il comune di San
Donato affidò, nell’ottobre, l’esecuzione dei lavori all’impresa per
condutture di Terni.
Partenza
immediata dei lavori, entusiasmo alle stelle. Ma il destino si accanisce. Il
Visocchi ricorre dichiarando che la sorgente era demaniale e che quindi era
necessaria la concessione governativa. Non bastava quella provinciale.
Due anni dopo,
il 17 agosto 1895, il consorzio ottenne la concessione governativa. Ma un
altro colpo di scena accadde. Alvito chiese di entrare nel consorzio.
San Donato
respinse la richiesta ma la Prefettura di Caserta ne impose l’entrata nel
Natale del 1897, due anni dopo.
San Donato e
Settefrati, nonostante questo ulteriore ostacolo, consegnarono i lavori
all’impresa nel gennaio 1898.
L’acqua arrivò
nei paesi l’estate del 1900.Erano passati otto anni.
Quanti
sacrifici, quante lotte, quanta sofferenza, ma fu un esempio splendido di
quando l’autorità politica è, e deve essere, al servizio del bene comune.
Anche per questo, alla morte del sindaco Pasquale Venturini, i concittadini
residenti a Stamford chiesero ed ottennero che la piazza dell’acropoli fosse
intitolata a suo nome.
24 ottobre
2009
Sant’Antonio
Maria Claret, vescovo
Aldo
Venturini
|