Delia ci racconta del suo viaggio a Settefrati, in Agosto. Come al solito i racconti di Delia sono belli, scorrevoli, evocativi, con uno stile piano, fresco. Grazie Delia. 24 Ottobre 2010

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RITORNO A SETTEFRATI

                            

1   IL VIAGGIO DI RITORNO

 

 

Quanto segue sono le mie impressioni i miei pensieri che desidero condividere  con tutti e con chi come me si prepara ogni anno per il lungo viaggio, permanenza e ritorno in USA.  Ci mettiamo in contatto prima per fare i biglietti per venire insieme, ma non sempre si puo`partire e rientrare alla  stessa data.  

Si avvicina un altro Agosto, per i settefratesi il mese piu bello  dell’anno. Ovunque siamo ovunque siamo approdati  non abbiamo mai dimenticato. Infatti e` diventato un rito, un happening annuale, “Il ritorno”

Abiamo  le valigie fatte, passaporto pronto e biglietto d’imbarco. A Settefrati ci aspetta la Grande Festa Quest’anno ho anticipato e deciso di tornare il principio di luglio per fortuna sono capitata con una simpaticissima coppia in aereo.

“Hai bisogno di riposo” mi avevano detto i miei figli in coro, di svago e se sei a casa non lo farai mai”.

 Mi opposi ma non tanto, dissi che avrei sentito la loro mancanza e quella dei nipoti. Mi assicurarono che sapevano cosa fare e avrebbero  sopravvissuti perfettamente anche senza me per un periodo di due mesi.  Belle parole ma io volevo sentirmi indispensabile.

Pero` l’idea di un po` d’aria pura e fresca dei nostri verdi monti  mi avrebbe ristorata. Essere sola a casa senza tv e senza dover rispettare nessun orario, solo il mio, mi appagava l’animo.

La partenza fu normale. Partimmo ad orario,  l’aereo decollo` subito. Il viaggio lungo e tedioso. Porto sempre un libro con me per leggere a bordo e tra un sonnellino e l’altro cerco di sopportare il lungo andare. Arrivo a Fiumicino dopo viaggio di otto ore,  il ltragitto era sembrato interminabile.

Quando scesi, l’aria di Roma era pesante e chiusa. La stanchezza si faceva sentire.

Gli anni precedenti quando arrivavo a mezzogiorno pareva di sentire le campane di Roma suonare a distesa. Suonavano in coro da tante direzioni alternando fra loro la sonora melodia . Sorridevo, quel suono mi rallegrava e mi rassicurava, era come se  tutta Roma mi stesse dando  il benvenuto. Mi sentivo a casa. Da qualche anno pero` le voci sonore ed amichevoli non si sentono piu. L’unico benvenuto ora sono gli addetti al  controllo passaporti. Una misera alternativa.   Dopo il controllo documenti tutta la comitiva di quel volo si avvia verso la sala ritiro bagagli . Sono arrivati parecchi aerei ed e`tutto un incubo di confusione  e disinformazione. Il turn-stile, ritiro bagagli, non e’ mai quello che ci indicano gli addetti o segnati ai tabelloni. Sembra che si divertano a vederci correre da un ritiro bagagli all’altro.

Ci muoviamo in gruppi cerchiamo di non perdere d’occhio i passeggieri che hanno viaggiato con stesso aereo. Siamo tutti un po` tesi.  

Finalmente qualcuno avvista i bagagli e ci segnala di seguirlo.

Io, col mio speed, arrivo sempre l’ultima quando tutti sono gia asserrati attorno al turnstile e i carrelli sono gia`stati tutti presi. Resto calma in qualche modo me la cavero`.

Aspettiamo che escono i bagagli gli uni pigiati contro gli altri. Di bagagli, valigie e borse, ce ne sono di tante qualita`e misure. Chi piccole e carine chi enorme avvolte in carta cellophane e nastro adesivo. Ma tutti i bagagli hanno un nastrino o segno attaccato dal proprietario per riconoscerli tra tutti gli altri.  

A quelle mie avevo messo uno di seta verde e l’avevo legato a fiocco. L’avrei riconosciuta subito. mi dissi. Non mi sarei sbagliata a ritirarla.

Mentre gli uomini si accingono a prelevare le valigie le donne accudiscono ai bambini. Piangono, sono irrequieti anche loro strapazzati dal lungo volo. Le mamme  stanche fanno fatica a consolarli. Poi c’e sempre la coppia di anziani che viaggiano per la prima volta e si sentono perduti e confusi. Si voltano qua`e la`agitati cercando tra la folla un viso amichevole che possa aiutarli. Piu` che aiutarli, rassicurarli che tutto e`ok e che sono nel posto giusto.

Io mi accosto a due uomini anziani che stanno ragionando ad alta voce in italiano mentre controllano il passaporto.

Li rassicuro che e` tutto a posto. Si`questo e` l’aeroporto di Fiumicino  I passaporti sono stati gia` timbrati, devono solo ritirare le valigie e uscire nella sala di aspetto dove sicuramente troveranno parenti ad aspettarli. Uno di loro forse un po` imbarazzato accusa l’altro di non capire niente e che lui glielo aveva detto che tutto andava bene e non serviva l’intervento di una donna. Sorrido e penso come saranno spaventati trovarsi in questo mish mash di gente, guardie di sicurezza, skycap rumore assordante e mille altre persone addetti a gestire l’aeroporto di Fiumicino.  

 

 

2 A SETTEFRATI

 

 

Ancora all’aeroporto, finalmente vedo la mia valigia col fiocco verde e mi accosto per ritirarla. Non faccio in tempo passa piu` veloce di me. Cerco di inseguirla allungandomi attraverso la fila di viaggiatori anche loro intenti a non perdere d’occhio i loro bagagli. Nessuno si scansa per facilitarmi. Sara` la stanchezza, la confusione, la fretta ma la cortesia non e’ di casa all’aeroporto .

Fui quasi l’ultima a ritirare la valigia. Per fortuna trovai un carrello, l’avevano lasciato una giovane coppia che si tenevano per mano e si guardavano negli occhi oblivi di tutto. Ah! l’amore.

La valigia piu` grande e` abbastanza pesante  cerco di tirarla su per metterla nel carrello ma non ci riesco, riprovo un altra volta e ancora non ci riesco. Mi giro attorno, avvisto  due guardie in uniforme  appoggiati  al muro che chiacchierano. Guardo direttamente a loro ma non mi notano? o fanno finta di niente? Non so. Ma restano a guardare e chiacchierare. 

Finalmente  arriva uno dei skycap, prende la valigia con una mano e la deposita nel carrello come se fosse una borsetta. Non e` pesante mi dice. No, per lui no. Pero`25 kilogrammi sono abbastanza pesanti per me e poi ho anche la borsa e la valigia carry on. Finalmente esco nella sala d’aspetto dove attendono tutti i parenti.

 Appena i miei mi vedono domandano: ma sei sempre l’ultima tu?. Lo sanno, succede spesso, non sono proprio l’ultima ma una dei pochi rimasti.

Dopo i saluti e baci e abbracci ci avviamo verso la macchina. Partiamo. Seduta comoda nella macchina solo ora sento tutta l’enorme stanchezza del viaggio. Sono sveglia da ieri mattina alle sei ed ora e` il giorno dopo quasi mezzogiorno. Sono stata sveglia per circa 24 ore. Vorrei parlare, conversare, fare domande e loro a me ma appena imboccata l’autostrada cado in un sonno profondo. I parenti mi svegliano quando siamo in un ristorante. Ancora stordita non mi va nemmeno di mangiare. Pizzico un po` di questo e un po` di quello che non ricordo nemmeno. Pero` il caffe` lo bevo volentieri. Loro parlano ma io sento solo un ronzio confuso. Finito il pranzo riprendiamo l’autostrada.

Ora sono sveglia e mi godo il panorama di paesaggi bellissimi. lo spettacolo che si ammira è unico e straordinario, fatto di distese verdi, boschi, alpeggi, radure fiorite, borghi e paesi.    

Percorriamo tratti di strade con salite e  discese  e arriviamo al bivio .

Settefrati  si vede da lontano un paesotto di strana forma appollaiato ai lati della montagna. Stiamo per arrivare, la stradina che passa sotto il paese riesce all’imboccatura della piazza e la` in fondo c’e`la casetta mia. mi guardo un po` attorno, la piazza, la chiesa il fontanone. Si tutto li tutto bello e accogliente. La piazza e` quasi deserta e` l’ora del riposo,  della siesta pomeridiana.

 L’autista rientra le valigie e me le sistema al piano di sopra. Piu’ stanca di prima crollo esausta sul lettino candido, Quando mi sveglio non riesco ad orientarmi. Mi ci volle un momentino per  ricordare che ero a casa nella cameretta mia.

Ora sono ben sveglia, riposata e affamata. Scendo giu`,`nel frigorifero c’e un po`di tutto grazie all’amica Lina che si e` interessata di farmi le  provviste. Piu’ tardi passa a salutarmi e mi dice che era venuta prima a bussare per svegliarmi ma io non sentivo niente. Gia` ”duormevo a suonne chine”.  

Mi affaccio all’uscio

Il cielo di Settefrati e` ombreggiato da un denso banco di nuvole nere che oscura la piazza dal sole. La nuvola sembra fermarsi sospesa sul paese.  Da lontano sopra i monti arriva il rombo di tuoni che non lasciano  prevedere niente bi buono. Comincia a piovere,  goccioloni enormi che picchiano sui vetri e lampeggia. Sento un brivido di freddo mentre guardo la pioggia cadere. La tempesta dura poco, e lentamente passa,  e il cielo ritorna azzurro e  limpido,  solcato da leggere nuvole bianche. Tiro un sospiro di sollievo.

Mentre ancora contemplo il da fare, arriva, sempre frettoloso, il giovane arciprete Don Antonio. E` giovane, svelto e in controllo di  tutte le parrocchie vicino come anche rettore del Santuario di Canneto.

Manca qualche minuto all’orario della messa vespertina che deve celebrare e si avvia a grandi passi verso la chiesa. Poi rallenta quando mi vede e mi saluta. Vieni? Mi dice. Stasera no, rispondo.

Quella stessa sera la piazza si affolla di gente. Ci sono di tutte eta` dai piu` piccini ai piu` anziani venuti a socializzare in piazza.

Arrivano nonni con i nipotini. I piu` grandicelli si inseguono, giocano col pallone, e con la bicicletta. I piu' piccoli  stanno buoni e quieti nei passeggini con i loro genitori.  Non si puo` non pensare al contrasto dei baby in America e questi baby. In America e` rarissimo vedere una creatura fuori casa a tarda ora. Quando escono i genitori i bambini sono a nanna con la baby sitter. Noi anziani invece siamo radunati davanti al bar, il nostro spot preferito, per fare due chiacchiere con gli amici. L’aria e` fresca si sta bene, restiamo fuori fino ad notte inoltrata.

 

Delia Socci

24 ottobre 2010